Sintesi di storia della Medicina e princìpi di Omeopatia

Sintesi di storia della Medicina

Nelle civiltà del passato come in quella egizia, babilonese e sumerica non si ignorava il concetto di similitudine o di analogia, così come non lo ignoravano le Scuole filosofiche ioniche e italiche con Pitagora ed Empedocle, precursori di Ippocrate.

La Medicina ippocratica

Ippocrate di Cos, padre della medicina olistica.
Ippocrate di Cos, padre della medicina olistica.

Nel 400 a.C. Ippocrate, riconosciuto universalmente come il "padre della Medicina", nell'Atene di Pericle, di Socrate e di Platone enuncia i principi desunti dalle osservazioni dei fenomeni fisiologici e patologici, trasformando la Medicina da atto magico in Scienza che studia l'uomo nel suo insieme, come sintesi di elemento vitale inserito nel suo ambiente terrestre e cosmico.

L'uomo va analizzato in stato di malattia, raffrontandone il comportamento nello stato di normalità.

Dal confronto dialettico dei due stati derivano le misure igieniche, la dieta ed il trattamento terapeutico articolato in tre momenti:

     1. aspettativa: natura medicatrix (ci sono dei disturbi che scompaiono senza intervento terapeutico);
     2. terapia secondo i contrari (opposizione);
     3. terapia secondo i simili (aiuto).

 

L'opera di Ippocrate, imperniata sull'analisi e la sintesi, permette di porre in atto il sistema dell'opportunità terapeutica. In altri termini il medico deve:

     1. lasciare agire la natura (natura sanatrix);

     2. agire in senso contrario al male (terapia secondo i contrari), o meglio ancora

     3. seguire la direzione della reazione al fattore patologico come aiuto (terapia secondo i simili).

 

Il pensiero ippocratico si diffonde in tutto il mondo conosciuto e in Occidente, condizionando profondamente le epoche successive.

Dalla Grecia, Alessandro il Macedone spinge le sue conquiste fino all'Indo e nel III secolo a.C. la dottrina e la pratica della medicina ippocratica si affermano in tutto il territorio di conquista, tanto che l'influsso della cultura ellenica si protrae in esso per secoli.

 

A Roma, sotto l'Imperatore Tiberio, Celso sostiene l'assunto ippocratico, lo attua e lo diffonde, assumendo la necessità di dover classificare le malattie non secondo la sintomatologia ma secondo i rimedi che le guariscono.

È Galeno (138-201 d.C.) che sovverte il pensiero ippocratico, eliminando il concetto di similitudine e dettando la legge del "corpo come strumento dell'anima". 

Questa impostazione è motivata dal determinismo cristiano e giustifica "il privilegio dei contrari" in quel che era l'atteggiamento colpevolista e autopunitivo di un cristianesimo male inteso.

Il pensiero di Galeno e le sue opere si diffondono in tutti i territori dell'Impero, orientando la medicina come mera pratica di assistenza improntata alla carità.

 

La sola medicina araba si fa conservatrice dei principi ippocratici, che divengono le basi della pratica medica in tutto il bacino del Mediterraneo dopo l'espansione della dominazione araba.

Tra l'ottavo e il decimo secolo emerge nel campo dell'alchimia terapeutica Avicenna, cui fa seguito l'allievo Maimonide, che pubblica e commenta gli "Aforismi" di Ippocrate.

Con la caduta di Cordova nel 1236 si avvia la fine dell'impero arabo, che si conclude definitivamente con la distruzione di Bagdad sotto la spinta delle orde mongole di Gengis Khan (1258).

Il neoippocratismo

In Europa il pensiero ippocratico continuerà ad essere seguito presso la Scuola Salernitana (aconfessionale) e presso la Scuola di Montpellier.

In campo fisiologico, si afferma il pensiero di Ruggero Bacone, che sostiene la superiorità dell'osservazione dei fenomeni percepibili dai sensi e della sperimentazione successiva, base indispensabile per la formulazione dei Principi.

Nasce così l'empirismo che aprirà la via al razionalismo di Cartesio.

L'alchimia ricerca la quintessenza e la pietra filosofale.

Una maggiore comprensione dei fenomeni naturali porta all'esaltazione della razionalità, come prodromo del Rinascimento, periodo luminoso nel quale le Arti e le Scienze si esprimono nel valorizzare l'uomo, tanto che l'umanità conosce i capolavori di Michelangelo, Leonardo, Botticelli e Raffaello.

Cristoforo Colombo scopre il Nuovo Mondo e favorisce le esplorazioni marinare.

Gutenberg inventa i caratteri tipografici, facilitando la diffusione delle opere letterarie realizzate in carta stampata.

Copernico esplora il cielo e rivoluziona il tutto, sgombrando il campo dalla credenza tolemaica.

Cornario riporta in luce il pensiero di Ippocrate.

Paracelso brucia in piazza i libri di medicina del tempo, gridando: "Io sono la medicina".

Dietro questa evidente espressione del super io ci sono i suoi princìpi in netta opposizione ai precetti galenici e a quelli della medicina scolastica.

Antesignano dell'Illuminismo, Paracelso rimette in discussione il sapere dei maestri del passato ed esprime razionalmente il suo "neoippocratismo":

  1. studio della natura;
  2. individualizzazione del malato;
  3. individualizzazione del rimedio;
  4. legge di similitudine    

Paracelso faceva ricorso alla cosiddetta signatura, un sistema analogico che metteva in relazione le caratteristiche esteriori di una pianta, di un fiore, di un organo animale, di un minerale con situazioni patologiche o con organi ad esse interessati.

Possiamo dire che le asserzioni di Paracelso influenzarono diversi ricercatori e lo stesso Hahnemann, fondatore dell'Omeopatia.

 

Con Galileo e Cartesio la ricerca dell'uomo tende ad analizzare ogni aspetto del microcosmo, sostituendo il soggettivismo con l'oggettivismo.

I risultati scientifici dell'oggettivismo sono i seguenti:

  • in medicina Harwey (1628) scopre l'apparato cardiocircolatorio e spiega il fenomeno della circolazione sanguigna;
  • Crollius (1602-1680) e Kircher, facendo riferimento ad Ippocrate e a Paracelso, affinano la loro conoscenza delle dosi infinitesimali;
  • Fludd (1638) cura la tisi con materiale patologico tubercolare, gettando le basi dell'isoterapia;
  • van Helmont (1577-1644), Sydenham (1624–1680), Stahl (1660–1734) e Hoffmann (1660–1742) nelle loro opere e nella pratica professionale sostengono i pricìpi di Ippocrate.

Tutti costoro, seppure isolati, hanno fatto la loro parte nel favorire l'evoluzione del pensiero medico e sono da considerarsi di diritto i precursori del più grande genio medico di tutti i tempi: Christian Friedrich Samuel Hahnemann.

 

Samuel Hahnemann e la nascita dell’Omeopatia

Vita di Hahnemann

Monumento a Samuel Hahnemann, Washington DC

Samuel Hahnemann nasce a Meissen, in Sassonia, nel 1755 da una famiglia di artigiani. Il padre, decoratore in una famosa fabbrica di ceramica in città, educa il ragazzo all'amore per la natura e alla meditazione. Intelligente e riflessivo, teneva lezioni ai suoi coetanei.

Studia con una borsa di studio offerta dal re di Sassonia. Nel 1775 si reca a Lipsia con pochi talleri in tasca, ma con la radicata intenzione di fare il medico, desiderio che corona il 10 agosto 1779, quando ottiene il Dottorato ufficiale.

Da quì si trasferisce a Vienna per fare pratica in ospedale come allievo del dr. Quarin. Le esperienze di quel tempo, specie in campo psichiatrico, furono determinanti: egli osserva che i malati, pure afflitti da disturbi molto simili, reagiscono in modo differente. Le parole del dr. Quarin sono molto significative e portano il giovane medico alla riflessione: "Quelli che si abbattono sono perduti!". Ma dove risiede la resistenza, forse nell'anima? Molti riescono a ritrovare l'equilibrio nel conforto religioso, nonostante le terapie di quei tempi (che inorridiscono Hanhemann) facciano ricorso a mezzi coercitivi e a supplizi fisici.

La reazione di Hanhemann è tale e tanta che appellandosi a Dio, a Cristo e all’umanità induce le autorità a disporre che certi mezzi terapeutici vengano eliminati.

Profondo credente ma scienziato, cerca nella scienza la soluzione ai quesiti, non senza profondere verso il prossimo quell'amore che ha sentito esaltare dal giovane sacerdote Weith nell'esercizio del suo ministero presso l'ospedale.

Quando lascia Vienna, sul libro delle massime di S. Agostino regalatogli da Weith, vicino alla frase "amare et amari” aggiunge "in primo luogo amare".

Ma, come nei ricoveri per alienati si cura a colpi di bastone e mezzi consimili, così la medicina di allora risolve o cerca di risolvere gli stati di malattia facendo ricorso a veleni potenti quali il mercurio, lo zolfo, il cloro, il sublimato corrosivo (detto polvere contro la febbre) ed altri, in dosi che ben presto e sovente conducono ad ulteriori sofferenze e alla morte.

Hahnemann si ribella: un medico uccide? Un medico deve salvare delle vite! Medici affermati lo consigliano di seguire il loro esempio: fare soldi seguendo la corrente chè, in ogni caso, le malattie o guariscono da sole o portano a morte. L'unica cosa da fare è dare l'impressione di curare.

Intanto i teorici disputano in latino sulle loro stramberie mentre i pratici prescrivono lassativi, emetici, diaforetici, diuretici, aperitivi (distinti in incisivi e detersivi), risolventi, carminativi, corroboranti e salassano, cauterizzano, tagliano... e i pazienti passano a miglior vita!  

 

Essendo persona coscienziosa, nel riferirsi alle teorie dei parrucconi del tempo e nello spirito di fraternità che gli appartiene, poichè è convinto che il medico debba dedicarsi con amore e scienza alla sua professione, Hahnemann insorge: "Si dovrebbe arrossire nel dare a simili ipotesi il valore di dogmi fondamentali. Quando si tratta della guarigione di un uomo – ciò che vi è di più importante al mondo – uno sbaglio può essere deplorevole per le tristi conseguenze che ne possono derivare, ma la menzogna è veramente un delitto!".

 

Per cui, dopo anni di dubbi, perplessità ed angoscia sui metodi di cura del tempo che riteneva inadeguati, nel 1789 abbandona la professione di medico e da Dresda si trasferisce a Lipsia. 

Grazie alla conoscenza di ben sette lingue, si procura da vivere facendo il traduttore di opere scientifiche, rileggendo altresì Ippocrate, van Helmont, Stahl, Haller.

Anche per Hahnemann il caso rappresenta il momento illuminante che apre la via alla realizzazione di uno scopo offrendo una risposta ai suoi perchè. Nel 1790 si trasferisce da Lipsia nella città di Stötteritz, come spinto da una smania che non trova sfogo. Il lavoro di traduttore lo impegna notte e giorno, e allo scopo di poter soddisfare i suoi doveri di padre e di marito, si concede con parsimonia il fumo della pipa.

 

Nascita dell'Omeopatia

Traducendo il "Trattato sulla materia medica" di Cullen dall'inglese, Hahnemann osserva che quanti lavoravano la China Cinchona ammalavano spesso di una malattia che ricordava la malaria (o febbre palustre) che dal 1600 veniva curata con la stessa sostanza, il "chinino". Ricordando l'affermazione di Leonardo esperienza est scienza, pensa di sperimentare su di sé la china. Per giorni assume forti dosi (pari a 4 dracme) di corteccia di china e avverte che ad ogni assunzione fa seguito uno stato febbrile ad intermittenza, simile alla febbre di cui sopra. Osserva che la sostanza, che induce particolari stati patologici con determinate modalità, è in grado di guarire affezioni simili insorte naturalmente. Hahnemann approda all'omeopatia dopo anni di osservazioni, di studi ed esperienza clinica, ispirandosi alla Scuola filosofica Scozzese e in particolare a Hume. Quest'ultimo si ispira sia a Bacone che a Newton. Da Bacone, padre della scienza sperimentale, raccoglie l'idea che solo l'induzione abbia un reale valore scientifico. Per Hume scienza è "sapere rigoroso fondato sull'esperienza concreta". Con metodo induttivo e dall'esame dei fenomeni viene estrapolato il loro principio comune, dal concreto all'astratto. Un esempio di applicazione "humiana" alla medicina è la sperimentazione pura del farmaco omeopatico sull'uomo sano, ideata da Samuel Hahnemann circa 200 anni fa, definita proving.

 

I princìpi e le regole che sono alla base dell’omeopatia:

  1. principio di similitudine: similia similibus curentur (i simili sono curati dai simili), ovvero il medicamento che produce nell'uomo sano degli effetti psicosomatici cura nel soggetto malato i medesimi sintomi;
  2. principio della dinamizzazione o del potenziamento energetico: la diluizione dinamizzata del rimedio riduce la tossicità della sostanza e accresce la potenza del rimedio stesso;
  3. individualizzazione del malato (costituzione, temperamento, diatesi, anamnesi, patologia in atto, ecc.);
  4. individualizzazione del rimedio, della potenza delle dosi e della loro frequenza. 

Il principio o "legge di similitudine" viene riscoperto da questo sàssone che con caparbietà ed ostinazione pensa da tempo ad una profonda riforma della medicina! "Nell'organismo vivente, un'affezione dinamica più debole è eliminata in modo duraturo da un'altra più forte se quest'ultima, di specie diversa, le assomiglia molto dal punto di vista della sua manifestazione" (Organon § 23).

Da quel momento circa 60 sostanze vengono sottoposte a sperimentazione come mai era accaduto nella storia del sapere medico, ed ogni volta si manifesta lo stesso risultato, sia che si tratti del nitrato di argento, che del mercurio, della digitale, della belladonna o di altro farmaco. Dopo cinque anni dal caso della china, il 1796 è l'anno dell'ufficializzazione dell'omeopatia al mondo scientifico del tempo. Lo stesso anno in cui Jenner pratica la prima vaccinazione antivaiolosa sul giovane Phipps. Nel frattempo le osservazioni sull'insorgenza delle malattie lo inducono ad ipotizzare che esse si instaurino dopo che gli agenti perturbatori dell'equilibrio biologico intaccano l'energia vitale immateriale, "dynamis" (Organon § 16). Di conseguenza il medico può eliminare gli eventi patologici facendo agire sulla dynamis sostanze dotate di forze modificatrici altrettanto immateriali. Per ottenere tali condizioni si deve dunque fare ricorso alla diluizione, perché l'impiego della dose ponderale, pur del simile, provoca aggravamenti intollerabili e pericolosi. Allo stesso tempo, la diluizione troppo spinta fa perdere al soluto le sue capacità terapeutiche. Il genio dello scienziato…

Per ottenere la liberazione dell'energia insita nella materia occorre sottoporre a movimento, per mezzo delle triturazioni, le sostanze non solubili (come i metalli), molte delle quali in virtù di tale prassi passano allo stato colloidale e divengono quindi facilmente solubili. Nel 1810 il dr. Hahnemann pubblica la I edizione de L'Organon dell'arte di guarire, e in esso esprime il concetto avveniristico della "espansione energetica della materia", che anticipa i risultati delle scoperte del XX secolo nel campo della chimica e della fisica, dimostrando l'acume e la profondità delle sue osservazioni. Contemporaneamente viene data alle stampe la prima edizione in sei volumi de La materia medica pura (1811-1821), e nel 1829 viene pubblicato il Trattato della malattie croniche.

Hanhemann è sostenuto dai suoi collaboratori — discepoli, amici ed estimatori — che esaltano la genialità del maestro, favorendo così la sua fama che si spande in tutto il mondo, e le sue opere vengono tradotte in molte lingue.

A Kothen nel 1835 si reca da lui Melanie d'Hervilly con l'intento di farsi curare la tisi di cui è affetta, e per la quale la medicina ufficiale non ha trovato altro da suggerirle se non la rassegnazione. Ha sentito parlare dell'omeopatia e di Hanhemann e decide di fare un tentativo. Hahnemann la sottopone ad indagine medica e la rassicura sull'esito della terapia; tuttavia le consiglia di non intraprendere il viaggio di ritorno che le sarebbe fatale, e di restare sì da poterla seguire nel processo di guarigione. Si instaura un clima di rispetto, di fiducia, di ammirazione e ben presto nell'animo della giovane trentenne nasce quel sentimento che fa avvertire ad una persona l'indispensabilità dell’altra. Lei glielo svela e, contro ogni comportamento formale, gli propone un regolare matrimonio. Il grande vecchio è un po' titubante e si schermisce, ma nel suo cuore sempre giovane e in un fisico forte e ben conservato, i sentimenti si fanno prepotenti ed accetta. La saggezza della giovane donna la induce a consigliargli la cessione di ogni bene ai suoi eredi, così che non si possa ipotizzare da parte dei maligni che il movente sia l'interesse materiale. Il 7 giugno Hahnemann abbandona Kothen, con grande rammarico degli abitanti che risultano addolorati per la perdita di un così grande concittadino, al tempo stesso elemento di reddito per la zona.

L’arrivo di Hahnemann è salutato a Parigi, centro mondiale della cultura e della vita mondana, come un avvenimento eccezionale. La sua fama si conferma negli immancabili successi delle sue terapie, ma al tempo stesso "l'ufficialità", arroccata sugli spalti dei vecchi sistemi, muove la sua offensiva e propone al ministro Guizot la condanna e l'ostracismo di Hahnenamm. Nel "Paese delle libertà", il Ministro rifiuta e risponde: "Il dottor Hahnemann è uno scienziato. Se l'omeopatia da lui fondata è una Scienza, vivrà nonostante gli ostacoli; se non lo è, cadrà da sola!".

Dopo 8 anni di onorata attività, portata avanti con la stessa serenità e vitalità di sempre. Samuel Hahnemann si ammala e in una settimana giunge alla fine. Si prescrive lui stesso la terapia, ma ben conscio della ineluttabilità dell'evento.

È il 2 luglio 1843. Si è spento il genio che ha donato all’umanità "il grande tesoro" di un sistema terapeutico aderente ai princìpi che sono all'origine dell'universo e che vengono scoperti dall'uomo attraverso l'osservazione oggettiva dei fenomeni che lo circondano. Essi sono alla base delle scienze applicate alle quali la medicina omeopatica appartiene con ogni diritto.

 

NEWS

FIRMIAMO sul sito 
www.omeocom.it 
la petizione
PER DIFENDERE L'OMEOPATIA
da un esagerato costo di registrazione dei farmaci.