La mia scelta Professionale

Già da bambino dicevo che da grande avrei fatto il medico.

Mi piaceva giocare “al dottore” e mi gratificava non poco rendermi utile nel lenire la sofferenza dei miei amici: medicare una ferita del ginocchio o della mano, dopo cadute accidentali, giocando a pallone o andando in bicicletta o dire una parola magica e fare qualche coccola ad un’amichetta rimproverata dai genitori o dal fratello.

Al momento della scelta della Facoltà universitaria mi orientai con grande entusiasmo alla facoltà di Scienze Biologiche perchè, come tanti altri coetanei, ero interessato alla “ricerca scientifica”.                    

Questo ha avuto origine da quando, qualche anno prima, James Dewey Watson, un biologo statunitense, scoprì la struttura della molecola del DNA insieme a Francis Crick e Maurice Wilkins. Con questi Watson ricevette il Premio Nobel per la Medicina per le scoperte sul DNA, ovvero sulla struttura molecolare degli acidi nucleici, e per aver compreso il meccanismo di trasferimento della informazione negli organismi viventi.

Scelsi Roma come sede universitaria e mi iscrissi alla Facoltà di Scienze Biologiche dell’Università “La Sapienza”. Dopo studi teorici ed esercitazioni pratiche in vari laboratori, il 20 dicembre 1973 mi laureai discutendo la tesi in Analisi Biologiche dal titolo: “Sinergismo tra cortisolo e siero antilinfociti: osservazioni sui sistemi di trapianto nei topi".

A quel punto ero certo che avrei fatto il “ricercatore”…

Finito il servizio militare nell’aprile 1975 si creò per me l'opportunità di poter fruire di una borsa di studio presso l’Istituto Superiore di Sanità (a 120.000 lire al mese). Mi resi conto, però, che quel lavoro non solo non mi avrebbe permesso di essere autosufficiente in una città come Roma ma, soprattutto, non mi avrebbe offerto la possibilità di stabilire con i miei simili quel rapporto inter-umano che ho sempre sentito assai forte e che il rapporto medico-paziente mi avrebbe permesso di soddisfare nello svolgimento della professione medica.

Pertanto, pensai di fermarmi a Roma e trovare un impiego…

Dopo una serie di circostanze a me favorevoli decisi di insegnare, prima con una supplenza e poi con l’incarico annuale in Anatomia Artistica presso il I Liceo Artistico di via Ripetta.

L’insegnamento mi offrì una buona remunerazione e, al tempo stesso, una certa libertà di azione nel potermi dedicare allo studio. Iscritto alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università “La Sapienza”, animato da forte entusiasmo e grande impegno, il 29 luglio 1982 mi laureai in Medicina e Chirurgia discutendo la tesi in Igiene dal titolo: “Comi tossici di origine professionale”.

Quindi, nel settembre successivo feci gli esami di abilitazione all'esercizio della professione e nello stesso anno mi iscrissi all’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Chieti al n. 2236. Cominciai ad esercitare la professione medica come libero professionista integrando l’Agopuntura con la medicina tradizionale e, negli anni a seguire, associando l'Omeopatia, disciplina che nel tempo ho sempre più affinato, aggiornandomi parallelamente in Medicina Generale e nelle altre Medicine Complementari.

Immagino che a qualcuno verrebbe da chiedere: perche mai ti sei occupato di queste discipline?

A Roma, l'anno prima che mi fossi laureato in Medicina (1981-'82), avevo frequentato un Corso di Alta Qualificazione in Agopuntura Antalgica, docente il dr. Osvaldo Sponzilli e, tornato a casa occasionalmente, avevo trovato una sgradevole sorpresa: mia madre aveva un forte dolore al calcagno sx ed una notevole difficoltà a deambulare. Fatti gli esami di laboratorio e l’RX del piede la diagnosi medica fu di podalgia da spina calcaneare. In questi casi la terapia di rito sarebbe stata quella cortisonica oppure quella chirurgica. Alcuni amici, il radiologo stesso ed il medico di famiglia, sapendo che avevo seguito il predetto Corso di Agopuntura, convinsero mia madre a provare la "nuova terapia" e ad affidarsi alle mie cure. Per questo motivo, chiamato in causa e onorato della fiducia che mi avevano accordata i colleghi e mia madre, non riuscii a tirarmi indietro. Questa per me fu un'esperienza “illuminante”: con sole sei sedute, che le praticai due volte a settimana, mia madre ottenne la completa remissione del dolore e di conseguenza la ripresa di una normale deambulazione.

Dopo questi risultati mi sentii alquanto smarrito e dato che non avrei potuto invocare “l’effetto placebo”, come all’epoca venivano definite le risposte favorevoli all'Agopuntura (come oggi quelle invocate per l'Omeopatia), presi atto dell’efficacia del metodo impiegato e rimisi in discussione la mia convinzione errata sull'Agopuntura.

Mia madre riprese a camminare speditamente e non ebbe più alcun fastidio. Io abbandonai il mio pensiero meramente “scientista” perché folgorato come Paolo in Damasco.

Convintomi di ciò, dopo il conseguimento della laurea decisi di cambiare indirizzo specialistico: non più Reumatologia, che avevo tanto ambito e desiderato.

Nei mesi successivi rientrai definitivamente a Lanciano, dove dopo qualche mese cominciai a lavorare come Medico libero professionista, utilizzando l’agopuntura affiancata alla medicina convenzionale. Dopo tre anni di corso mi diplomai in Agopuntura e poi a seguire in Omeopatia, Omotossicologia, ecc. seguendo corsi di formazione con Maestri Italiani e stranieri.  

Col senno del poi posso confermare che le scelte fatte allora tornerei a farle ancora una volta oggi perché mi hanno reso una persona felice e appagata dal proprio lavoro.

Parallelamente all’impegno professionale ho sentito poi assai forte l’impegno politico, condiviso con tanti amici nella FIAMO. 

Era la primavera del 1989 quando mi recai a Roma con altri 120 medici omeopati italiani allo scopo di decidere cosa fare contro il decreto legge dell’allora Ministro della Sanità On. Donat-Cattin che aveva proscritto l'Omeopatia nel nostro Paese.          

In quella occasione fondammo il C.U.R.M.O. (Comitato Unitario di Rappresentanza dei Medici Omeopati) per chiedere ai politici l’abrogazione del decreto legge. Dopo alcuni mesi di contatti con le Istituzioni e confronti con i politici riuscimmo nell’intento di assicurare anche in Italia l'esercizio della medicina omeopatica ai medici e ai pazienti la fruibilità dei rimedi omeopatici. Lieti di questa soluzione fondammo la F.I.A.M.O. (Federazione Italiana delle Associazioni e dei Medici Omeopati).   

Spero che negli anni a seguire la Medicina Omeopatica possa essere riconosciuta come Medicina di Stato e normata come Specializzazione Medica, fruibile da tutti con le indicazioni e i limiti di ogni sistema terapeutico.

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FIRMIAMO sul sito 
www.omeocom.it 
la petizione
PER DIFENDERE L'OMEOPATIA
da un esagerato costo di registrazione dei farmaci.